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Pechino non mi fa una grande impressione, no. Ci arrivo una mattina di fine novembre, alle nove e mezza, c’è neve dappertutto e fa freddo. Nella mia mente sovviene subito la sensazione che io abbia sbagliato a venire qui in questo periodo dell’anno, sarei dovuto venire un paio di settimane prima, non sono certo abituato a questi regimi climatici. In aeroporto, eseguo il solito rito delle pratiche di controllo per i cittadini esteri, ho solo un leggero contrattempo durante il controllo del passaporto e del visto. La fotografia del mio passaporto, infatti, risale a nove anni fa quando ero più ragazzino e dall’aspetto più mediorentale dell’attuale e ciò fa nascere una conversazione animata tra il personale addetto al controllo. Non capisco nulla di quello che si dicono, ma intendo sicuramente parlare di me e del fatto se io sia o meno quello in foto. Dalle grandi vetrate dell’aeroporto, vedo la bufera di neve che imperversa la fuori dove mi attende una mezza dozzina di falsi tassisti che subito attorniano la preda forestiera.
“Taxi per la città, 500 yuan” – mi dice un tipo avvicinandosi e prendendomi per il braccio.

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